Trattativa Stato-Mafia, tutti gli indagati nell’inchiesta [FOTO]
La trattativa tra Stato e mafia avrebbe avuto un insieme di fasi ben definite. La Procura di Palermo e la Direzione Investigativa Antimafia hanno ricostruito come sono andate le vicende. Ci sono voluti quattro anni di indagini e di inchieste per capire come si sono svolte le vicende, per capire come l’organizzazione criminale abbia potuto intraprendere un dialogo molto stretto con lo Stato. E il tutto è racchiuso in un documento, l’avviso di chiusura delle indagini che il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Lia Sava hanno firmato proprio nella giornata di mercoledì.
Adesso il quadro è completo. Ci sono le fasi della trattativa, gli indagati e non mancano comunque i retroscena. Tutto iniziò nel 1992, dopo la strage di Falcone. Infatti i carabinieri del Ros avrebbero cercato di fermare i corleonesi e i loro intenti criminali di morte, portando avanti una trattativa segreta con l’ex sindaco Vito Ciancimino.
Lo stesso Borsellino avrebbe saputo di questa trattativa tra Stato e mafia e avrebbe tentato anche di opporsi. Proprio per questo, come ha rivelato il pentito Giovanni Brusca, l’uccisione di Borsellino sarebbe stata resa più veloce.
La mafia faceva tramite Totò Riina delle richieste ben precise per interrompere gli attentati. Nel gennaio 1992, dopo l’arresto di Riina, sarebbe ripresa la trattativa. Questa volta a portarla avanti sarebbe stato Bernardo Provenzano.
Molti episodi sono stati oggetto di negazione, ma a quanto pare adesso è sicuro: negli anni ’90 c’è stata una trattativa fra Stato e mafia, che ebbe come protagonisti alcuni vertici della mafia e alcuni importanti rappresentanti della classe dirigente statale.
Ce n’è anche per coinvolgere Silvio Berlusconi, che sarebbe stato il rappresentante di un Governo sotto scacco, ma che non avrebbe mai denunciato quanto sapeva. Il risultato consiste in dodici indagati, nell’ambito di una vicenda sulla base della quale si dovrebbe riscrivere la storia d’Italia.
I dodici indagati sono: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonino Cinà, Antonio Subranni, Mario e Giuseppe Donno (del Ros dei carabinieri), Calogero Mannino (ministro), Marcello Dell’Utri (uno dei fondatori di Forza Italia), Nicola Mancino (ministro) e Massimo Ciancimino, figlio di Vito. In particolare per Massimo Ciancimino c’è l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Giovanni Conso

Giovanni Conso, ex ministro della Giustizia, è indagato per false informazioni fornite al pubblico ministero. Il tutto rientra nell’inchiesta di Palermo sulle trattative tra Stato e mafia. I magistrati non sono affatto convinti delle dichiarazioni di Conso, il quale ha affermato di aver agito da solo. L’iscrizione nel registro degli indagati di Conso segue a quella di Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno. In questo caso l’ipotesi è quella di falsa testimonianza.
Conso ha dichiarato di essere “curioso di sapere di cosa mi si accusa. Non so di quali cose false si possa trattare, non so come si concretizzi l’accusa. Qui c’è un grosso equivoco: un conto è l’accusa di aver in qualche modo trattato con la mafia, che non esiste assolutamente, un altro è l’eventuale contestazione di qualcosa che posso aver detto negli interrogatori. Finchè non ne saprò di più non potrò dire altro“.
Calogero Mannino

Calogero Mannino è stato uno degli esponenti di spicco della Democrazia Cristiana, nominato più volte ministro. Attualmente milita nel gruppo misto al Senato. E’ stato eletto nelle fila dell’UDC che ha abbandonato nel 2010. Il suo nome figura nel registro degli indagati nell’ambito dell’indagine sulla trattativa tra stato e mafia. Per Mannino la situazione non è nuova visti i suoi precedenti negli anni novanta.
Calogero Mannino fu indagato per associazione mafiosa, accusa dalla quale è stato assolto. Attualmente l’accusa è di “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario”. In pratica Mannino avrebbe messo in atto pressioni indebite per attenuare l’articolo 41 bis che prevede il carcere duro per i boss mafiosi.
Le indagini sulla trattativa stato-mafia non hanno l’obiettivo di appurare se questa trattativa c’è stata oppure no. Su questo, purtroppo, i magistrati hanno pochi dubbi. L’obiettivo dell’indagine è raggiungere tutti i personaggi coinvolti. Mannino verrà interrogato lunedì prossimo. Il senatore ha commentato con apparente tranquillità la notizia, “Non ne so niente e trovo l’eventuale accusa priva di ogni fondamento. È una cosa che mi fa ridere”. Nella stessa indagine sono indagati il senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri e l’ex comandante dei Ros, Mario Mori.
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Gio 14/06/2012 da Fabio Pagano
Sono solo i democristiani, pappa e ciccia con la mafia, coinvolti nel patto tra Stato- Mafia, nessun altro Si è sempre detto che Berlusconi decide di scendere in politica, nel giro di tre mesi, con il suo Partito Forza Italia. Già dandogli questo nome si capisce, che lui essendo un gran tifoso di calcio, gli viene in mente questo logo, prorprio perchè alla politica non ci pensava affato, atrimenti, lo avrebbe trovato più approriato politicamente parlando.Gli attentati risalgono al 1992. che c’entra allora, Dell’Utri, Berlusconi con il patto Stato- Mafia? Ma che s’inventano questi giudici? Adesso vengono fuori i nomi dei veri responsabili di questo scellerato patto. democristiani e mafiosi, compari per tanti anni.
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Mannino molto probabilmente è il vero responsabile della trattativa stato-mafia,come del resto tutta la DC è responsabile se la mafia era arrivata dove era arrivata, fino al punto di dettar legge lei, sulle sorti dei mafiosi, scendendo a patti di cui parliamo. E’ per questo ora i magistratii hanno dubbi se poi la trattativa stato-mafia c’è mai stata. Dell’ll’Utri invece che certamente non c’entra niente con questa trattativa e tanto meno con la mafia, allora si, strano che questa volta non ci hanno messo di mezzo pure Berlusconi, ed è gia stato condannato per concorso esterno di associazine maiosail cavallo di battaglia di Travaglio che per tanti anni ha tuonato che sia Dell’utri che Berlusconi erano gli autori di questa trattativa. A oggi ci troviamo che dell’Utri è stato condannato per concorso esterno in asociazione mafiosa e Mannino attualmente senatore ex democristiano, invece se la ride. Questo è solo un attimo di quanto la DC è stata deleteria per il ns Paese. Ancora oggi subiamo le conseguenze i governi precedenti al periodo berlusconiano, dando pe scontato che l responsabile dei mali dell’italia sia responsabile proprio Berlusconi, vedi i Travaglio i giustizialisti che fioriscono in Italia a proposito.
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