Scandalo sanità, i numeri del caos negli ospedali: fino a 72 ore per un ricovero[foto]

Pubblicato da Lorena Cacace, Giovedì, 23 Febbraio 2012.

Un problema di lunga, lunghissima data. La situazione che la cronaca ci racconta degli ospedali italiani risale almeno ai primi anni Novanta, quando le società scientifiche lanciarono il loro appello. La Federazione italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Fimeuc) e la Società italiana Medicina di Emergenza-Urgenza ne parlano da anni, ma nessuno sembra aver preso sul serio il loro appello. Lo ricorda il presidente della Simeu Giorgio Carbone che sul suo sito scrive del “Barella Day”, quando nel 2008 i medici di Roma scesero in piazza a raccontare l’emergenza nei Pronto Soccorso. Nessuno però ha affrontato di petto la situazione e così oggi ci troviamo ancora di fronte a casi simili a quello di Miriam, la donna legata alla barella in coma per quattro giorni, in attesa di un posto letto.

  • Malati per terra
  • Massaggi cardiaci sul pavimento
  • Stanze sovraffollate

I dati raccontano quello che i medici definiscono “effetto imbuto“: troppe richieste in ospedali che fanno i conti con tagli e la carenza cronica di posti letto.

Sono 45mila in meno i letti negli ospedali italiani, dal 2000 a oggi, a fronte di 23 milioni di richieste dei pazienti all’anno: il 15% sono in condizioni gravi, da richiedere il ricovero, il restante 85% si divide tra situazioni di media entità e chi non sa come affrontare il problema medico e si rivolge all’ospedale tanto che sette su dieci sono “codici verdi”.

Numeri che non si riescono più a gestire in strutture sanitarie sfoltite da tagli. I pazienti allora si “imbarcano”, stazionano come si dice in gergo, in attesa di un posto letto. Il 60% trova un posto nel giro di 8-12 ore, ma il 25% deve aspettare 48 ore fino a punte di 72 ore in Lazio e Campania, secondo i dati Fimeuc.

Tre giorni per attendere un posto letto dove essere curati al meglio: una situazione inaccettabile che mina la sicurezza del malato. Come risolvere il caos dei Pronto Soccorso e di conseguenza degli ospedali italiani?

Si può iniziare a registrare il sovraffollamento, magari usando i modelli matematici messi a punto negli States, come sta cercando di fare Cinzia Barletta, presidente Fimeuc. Lo studio di Steven J. Weiss, Università della California, Davis Medical Center di Sacramento misura il caos con una formula definita Nedocs. Con questo modello sono stati avviati progetti in Emilia, Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto e Lazio perché per affrontare un problema bisogna prima conoscerlo a fondo.

Alcune regioni hanno tentato altre strade. La Toscana per esempio ha ideato con decreto regionale dal dicembre 2009 le “Discharge Room”, aree da destinare ai pazienti in attesa di essere dimessi, liberando così le stanze per chi deve esser ricoverato; in Lombardia si sono creati 880 posti per malati sub-acuti, bambini o anziani che, seppur da dimettere, presentano quadri clinici difficili da gestire a casa.

Bisogna poi risolvere la gestione dei malati a livello più globale: troppe le richieste di persone che non trovano assistenza sul territorio e che quindi si rivolgono agli ospedali. A questo punta il progetto “Medicina 24 ore” del ministro Renato Balduzzi: ambulatori e studi medici in funzione tutti i giorni dalle 8 alle 20, per gestire meglio i malati già prima di arrivare in ospedale.