Quarto Grado ultima puntata, le immagini della plancia di comando della Concordia [video]

Puntata ricca per Quarto Grado, il programma di Rete 4 condotto da Salvo Sottile con la collaborazione di Sabrina Scampini e Francesca Fogar. Il naufragio della Costa Concordia, il caso del piccolo Alessandro Mathas e la scarcerazione di Giovanni Antonio Rasero, l’omicidio di Melania Rea e le parole dell’amante di Salvatore Parolisi, Ludovica e gli aggiornament sul caso di Yara Gambirasio. A fare clamore è però il video, anticipato dal Tg5 e mostrato in versione integrale dalla trasmissione, girato nella plancia di comando della Concordia. Le immagini sfuocate e le parole di Francesco Schettino al telefono: il comandante non sa cosa fare e, mentre la nave si è già inclinata e la gente senza nessun coordinamento dei soccorsi, si dirige da sola sulle scialuppe di salvataggio, la risposta del comandante è un semplice “Vabbuò”.
Il video trasmesso nel corso del programma rivela quanto accaduto in plancia di comando la sera del 13 gennaio e per le informazioni che rivela è stato acquisito dalla Procura di Grosseto.
Le immagini sono state girate con un telefonino o con una telecamera e testimoniano quanto avvenne dopo l’impatto e nei momenti di maggior panico, quando la nave aveva già iniziato a inclinarsi, scatenando la paura a bordo.
Tante le domande che nascono da quel video, in primis su chi sia l’autore, chi abbia quindi testimoniato cosa accadde in quei momenti. Le immagini mostrano molte persone nella cabina di comando a esclusione però di Domnica Cermotan, la donna al centro delle indagini per il suo rapporto con Schettino e la sua presenza proprio in plancia. Si vede una donna, ma è Silvia Coronica, il terzo ufficiale di bordo.
Il vero protagonista è però il comandante Schettino: mentre la nave era già inclinata, da lui non erano ancora arrivati ordini per il coordino dei soccorsi e per l’abbandono della nave. Momenti concitati trascorsi dal comandante al telefono prima con Roberto Ferrarini, il responsabile della Costa Crociere, poi con un’altra persona ancora da identificare.
Sono le 22.15 e il comandante ancora non dà ordini, poi alle 22.55 qualcuno lo avvisa: “I passeggeri stanno cominciando a entrare nelle lance da soli“. Scioccante la risposta di Schettino: “Vabbuò… vabbuò ja…facciamoli andare a terra“.
Si sentono altre voci. “I motori non ci stanno proprio, stanno andando al diavolo“. “Praticamente ci sta uno squarcio e l’acqua viene giù“. Poi ancora: “Capitano l’acqua sale, continua a salire. Arriva dal ponte di poppa“. Si cerca di salvare il salvabile, ma il capitano ancora non ha dato l’ordine di abbandonare la nave.
“Stiamo scarrocciando a terra, quanti metri abbiamo?“. “Cento metri“, si sente in risposta. “Aspettiamo che scarrocciamo un altro poco in acque più basse, poi diamo fondo all’ancora e vediamo“. L’ordine di evacuazione arriverà molto dopo, mentre si sentono le voci degli ufficiali e delle persone in plancia chiedere “Che facciamo? Che facciamo? Emergenza generale“.
Schettino è ancora al telefono, questa volta con la capitaneria di Livorno a cui dice di non avere problemi seri, poi la telefonata di un militare di guardia che ha ricevuto la segnalazione dai Carabinieri a cui una donna a bordo aveva detto che “cadeva tutto”, ma Schettino parla di un black out.
Nel frattempo il comandante chiama ancora Ferrarini. “Guardi io penso che è da mezz’ora che praticamente stiamo imbarcando acqua… Praticamente, tanto è calma piatta e Dio ci pensa… Se ci mandate dei mezzi per cortesia…con molta velocità“. Poi la decisione, forse dello stesso Schettino: “Devo dare l’emergenza generale”. “Abbandonare la nave“.
Si continua con un’intervista a Giovanni Antonio Rasero, il giovane broker accusato della morte del piccolo Alessandro Mathas, morto nella notte tra il 15 e il 16 marzo 2010 in un residence di Genova Nervi. Rasero è stato assolto in appello dalla Corte d’Assise di Genova per “non aver commesso il fatto” e racconta alle telecamere la sua vita adesso. Si dice rammaricato per essere passato “l’orco” della situazione quando era innocente e che poco a poco racconterà ai figli quello che gli è successo.
Parla della dipendenza dalla cocaina: dopo due anni in carcere e con tutto quello che è successo non la toccherà mai più”. Nessuna dichiarazione però per la madre del piccolo Alessandro, solo il ricordo del bimbo, “un piccolo angelo che è volato via e che invece si meritava di vivere un futuro“
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Sab 11/02/2012 da Lorena Cacace in Blogcronaca, Francesco Schettino

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