Processo Ruby, depositate le motivazioni di condanna: “Provati atti sessuali in cambio di denaro”

Processo Ruby, depositate le motivazioni di condanna: “Provati atti sessuali in cambio di denaro”

Processo Ruby: le foto dei protagonisti

Silvio Berlusconi fece sesso in cambio di soldi e gioielli con El Mahroug Karima, alias Ruby, quando la ragazza era minorenne. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna in primo grado a 7 anni di reclusione, con interdizione perpetua ai pubblici uffici, depositate dai giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano. Il Cavaliere, secondo i giudici, era il “regista del bunga bunga” e Ruby era inserita stabilmente nel “collaudato sistema prostitutivo di Arcore“.

  • Silvio Berlusconi
  • Karima El Marough
  • Niccolò Ghedini
  • Ida Boccassini
  • Emilio Fede

Le motivazioni, depositate in mattinata, erano state in un primo momento negate ai cronisti giudiziari secondo quanto disposto dal presidente del collegio, Giulia Turri, citando l’articolo 116 del Codice di procedura penale per cui i giornalisti non erano “soggetti legittimati”. Dopo qualche ora però le agenzie hanno iniziato a battere stralci delle motivazioni.

Risulta innanzitutto provato che l’imputato abbia compiuto atti sessuali con El Mahroug Karima in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità quali gioielli“, scrivono i giudici. Secondo il tribunale, “la valutazione unitaria del materiale probatorio illustrato evidenzia lo stabile inserimento della ragazza nel collaudato sistema prostitutivo di Arcore ove, giovani donne, alcune delle quali prostitute professioniste, compivano atti sessuali in plurimi contesti“.

Berlusconi inoltre era consapevole dell’età di Ruby, minorenne all’epoca dei fatti: “La cronologia degli accadimenti oggetto del presente processo ed il chiaro contenuto dei dialoghi captati convergono nel fornire la prova, al di là di ogni ragionevole dubbio, della consapevolezza dell’imputato della minore età di El Mahroug Karima nella forma del dolo diretto“.

L’ex premier era anche l’organizzatore delle serate di Arcore: “Risulta provato che il regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne fosse proprio Berlusconi, il quale dava il via al cosiddetto bunga bunga, in cui le ospiti si attivavano per soddisfare i desideri dell’imputato“, ossia, spiegano i giudici, “‘fargli provare piaceri corporei’, come chiarito dalla stessa El Mahroug, inscenando balli con il palo da lap dance, spogliarelli, travestimenti e toccamenti reciproci“.

Berlusconi avrebbe pagato il silenzio di Ruby. I giudici hanno ritenuto che “la negazione da parte di Karima di avere attivamente partecipato al sistema prostitutivo di Arcore rafforza ancora di più il giudizio di colpevolezza nei confronti dell’imputato posta che la stessa ha mentito perché è stata pagata dall’imputato per farlo”.

Nel decidere la sentenza, il tribunale ha tenuto conto “anche della capacità a delinquere dell’imputato desunta dalla condotta susseguente ai rati consistita nell’attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010 attuata anche corrispondendo a El Mahroug Karima e ad alcuni testimoni ingenti somme di denaro“. Per questo, la Procura dovrebbe aprire procedimenti a carico di alcuni testimoni, tra cui alcune ‘Olgettine’, per falsa testimonianza.

La telefonata alla Questura, per i giudici milanesi, fu fatta da Berlusconi che “intervenne pesantemente sulla libertà di autodeterminazione del capo di gabinetto e, attraverso il superiore gerarchico, sul funzionario in servizio quella notte” perché rilasciasse la ragazza.

La sentenza del processo Ruby
Il processo Rubysi è concluso lo scorso giugno con il verdetto su Silvio Berlusconi, che è stato ritenuto colpevole di concussione per costrizione, e condannato a 7 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dopo poco più di 50 udienze in due anni e due mesi di procedimento. Il tribunale, dalla mattina di lunedì 24 giugno 2013, si è ritirato in camera di consiglio per decidere sulle responsabilità dell’ex premier.

I due capi di imputazione nei confronti del Cavaliere erano concussione e prostituzione minorile. La pena richiesta era di sei anni, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La lettura della sentenza è avvenuta alle 17.30. Attesa per le prime parole di Berlusconi che sono arrivate dopo qualche ora dalla sentenza: “Una violenza mai vista e una sentenza incredibile, ma io resisto alle persecuzioni. Ero convinto che mi assolvessero“.

Berlusconi è stato condannato a sette anni, un anno in più rispetto a quello che era stato richiesto dalla Procura, in base agli articoli 521, 533 comma 2, 535 del codice penale e 527 bis del codice civile. Questo è dovuto all’interpretazione dei magistrati che hanno chiarito Berlusconi è stato condannato per concussione per costrizione e non per induzione. Essendo di primo grado, la sentenza non diventerà immediatamente esecutiva almeno fino al passaggio in giudicato, che avverrà in terzo grado, in Cassazione.

La condanna ha avuto anche ripercussioni in Borsa: il titolo Mediaset ha chiuso in profondo rosso, 5,3% a 2,392 euro. Nel finale di seduta il titolo ha incrementato le perdite dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Milano che ha condannato Silvio Berlusconi.

Secondo il tribunale di Milano, Berlusconi si è reso colpevole di concussione e di prostituzione minorile per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con Ruby quand’era minorenne e per aver fatto pressioni sugli agenti della questura di Milano per far affidare la giovane marocchina a Nicole Minetti, contravvenendo alle disposizioni del magistrato di turno quella notte.

La condanna, letta dalla presidente del collegio, Giulia Turri, è più pesante dei sei anni chiesti dall’accusa. Un anno in più e l’interdizione dai pubblici uffici per il Cavaliere che però non è l’unico toccato dalla sentenza di primo grado. Il tribunale di Milano ha infatti disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché indaghi su presunte false testimonianze tra gli altri a carico di Giorgia Iafrate, la poliziotta che affidò Ruby a Nicole Minetti, di diverse Olgettine (tra cui Miriam Loddo, Marystelle Polanco, Elisa Toti, le gemelle De Vivo, Barbara Faggioli), del cantante, spesso ospite ad Arcore Mariano Apicella e del consigliere diplomatico del Cavaliere Valentino Valentini e.

Tra le testimonianze trasmesse in procura ci sono anche quella di Carlo Rossella, spesso ospite ad Arcore, del capo scorta Giuseppe Estorelli, che telefonò al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni e poi passò la chiamata al Cavaliere, della parlamentare PdL Maia Rosaria Rossi, dell’europalamentare Licia Ronzulli.

La Procura dovrà poi indagare anche sugli atti che il collegio ha trasmesso sull’incontro avvenuto il 6 ottobre 2010 tra il legale Luca Giuliante e Karima El Mahrouh, al quale avrebbero partecipato anche Lele Mora, Luca Risso, compagno della giovane marocchina, e un misterioso emissario di Silvio Berlusconi. Secondo l’accusa, quell’incontro sarebbe servito per capire cosa avesse detto Ruby magistrati nelle cinque volte in cui la sentirono l’estate precedente.

Il collegio presieduto da Giulia Turri ha inoltre disposto per Berlusconi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ordinando la confisca dei beni sequestrati in fase di indagine alla stessa Ruby e al compagno Luca Risso.

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La notizia sulla stampa estera
La condanna di Silvio Berlusconi ha fatto il giro del mondo. La stampa estera era presente fin dalle prime ore della mattinata davanti al Tribunale di Milano, pronta a raccontare il momento della sentenza. Dopo la decisione del collegio, la notizia campeggia sui siti di tutti i giornali, soprattutto quelli europei.

Rubygate: Berlusconi condannato a sette anni di carcere” è il titolo scelto dal sito del quotidiano francese Le Monde, mentre il sito del quotidiano spagnolo El Pais apre con “Berlusconi condannato a sette anni di carcere e interdetto a vita“. Stessi toni in Inghilterra: l’Independent opta per “Colpevole: Berlusconi condannato a sette anni di prigione“, il Guardian scrive “Berlusconi colpevole nel processo sulla prostituzione” e la Bbc titola “Berlusconi condannato nel processo sullo scandalo sessuale“.

Anche in Germania la stampa apre con la condanna come pagina web del tedesco Frankurter Allgemeine Zeitung con “Sette anni di carcere per Berlusconi” è la prima notizia sulla”. Il New York Times ha inserito la notizia nella sezione ‘Altre notizie’ con il titolo “Berlusconi colpevole di accuse nello scandalo sessuale“, quasi identico a quello del Washington Post. Più esplicito invece il quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo, che sceglie un titolo più eloquente: “Berlusconi condannato a sette anni di prigione per sesso con adolescente“.

Le reazioni

Niccolò Ghedini

In aula, al momento della lettura della sentenza, era presente il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, ma non il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, in vacanza come da calendario. Per il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, la sentenza era ”ampiamente attesa, fuori dalla realtà e da ogni logica. L’accusa di costrizione è allucinante“, ha chiarito il legale annunciando ricorso in appello contro la condanna.

Daniela Santanchè

In tribunale c’era anche Daniela Santanchè che parla chiaramente di un processo “vergogna”. “Ho voluto guardare in faccia le donne di questo processo. Hanno usato tre donne per colpire un uomo. Qua di giustizia oggi non c’è assolutamente niente. Questa è una farsa, è un processo che non avrebbe mai dovuto celebrarsi. Non c’è la concussione, non c’è niente, ma sappiamo che questa è una sentenza politica. Oggi nell’aula non c’era la scritta ‘la legge è uguale per tutti’. L’hanno tolta, hanno avuto decenza“.

Fabrizio Cicchitto

Per l’ex capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto si tratta di una “sentenza da tribunale speciale, gravissima. Si prosegue nella criminalizzazione di Berlusconi. Oggi a Milano si sta uccidendo il diritto e lo Stato di diritto“. Il suo ex collega al Senato, Renato Schifani parla di “una sentenza abnorme e surreale, con un colpevole e nessuna vittima. D’altronde, aspettarsi dal tribunale di Milano una decisione favorevole al presidente Berlusconi è praticamente impossibile. Una certa magistratura è capace di negare anche l’evidenza pur di colpire l’avversario politico di sempre. Un’anomalia che esiste soltanto nel nostro Paese, dove alcuni giudici, schierati sempre dalla stessa parte, provano a ribaltare il giudizio chiaro e inequivocabile di dieci milioni di italiani che si riconoscono nel presidente Berlusconi“.

Berlusconi con Giuliano Ferrara

Toni durissimi da tutti gli esponenti del PdL ma anche da alcuni giornalisti vicini al Cavaliere come Giuliano Ferrara che ha paragonato Milano a Teheran dopo la lettura della sentenza. Per Piero Longo, l’altro legale di Berlusconi è “un assalto alla diligenza“, mentre per Gianfranco Rotondi è un “colpo di Stato“, oltre a essere “una sentenza politica che avrà una risposta politica: nessuno agguato al governo, sostegno a Letta e Alfano nell’interesse dell’Italia, ma la risposta politica verrà e sarà fortissima. Forse né il Pd, né Forza Italia sono lo strumento giusto per opporsi al colpo di Stato“.

Questo è il primo grado, poi vedremo. Ma se c’è una cosa sicura, non permetteremo a dei giudici politicizzati, che fanno sentenze politiche insieme a un disegno politico, di far fuori il nostro leader“, ha poi chiarito la Santanchè ai microfoni de La7 dopo la sentenza. Al momento per lei è esclusa qualsiasi candidatura alla guida del PdL. “Berlusconi non farà un passo indietro ma dieci avanti. Nel Pdl siamo tutti uguali a difesa del nostro leader. Non gli faremo fare la fine che alcuni vogliono“.

Roberto Fico

Le prime parole a favore della sentenza arriva dal capogruppo al Senato del M5S Nicola Morra. “In uno Stato di diritto, le sentenze vanno rispettate ed applicate. Berlusconi ne tragga le dovute conseguenze e risparmi al Paese inutili ‘barriccate’. Del resto - aggiunge – la presenza di Berlusconi al Senato è già fantasmagorica: 99,47% di assenze (173 sedute su 174) in questi primi tre mesi. Se si dimettesse non se ne accorgerebbe nessuno a Palazzo Madama“. “Confermiamo – conclude – che il Movimento 5 Stelle al di là delle sentenze odierne e recenti, porrà il tema della sua ineleggibilità dal prossimo 9 luglio nella Giunta per le elezioni del Senato. Il Pd non offra salvacondotti“. Per Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza della Rai del M5S, “La legge è uguale per tutti: è una condanna e dobbiamo rispettare la magistratura“.

Nichi Vendola

Anche Nichi Vendola chiede a Berlusconi di fare un passo indietro dopo la condanna a 7 anni anche se questa non dovrebbe essere la fine dell’era della pacificazione. “Sono tra coloro che vogliono combattere la politica con la politica e che non auspicano la rovina giudiziaria di un avversario. Ad ogni modo la sentenza è di assoluta gravità. Bisogna chiudere il conflitto tra politica e giustizia, ma per chi è stato colpito da condanne è impossibile. Sarebbe un gesto di decoro da parte di Berlusconi abbandonare la vita pubblica“.

Il Partito Democratico ha invece deciso di commentare la sentenza con una nota in cui chiarisce di “prendere atto della sentenza pronunciata dai giudici della quarta sezione del Tribunale penale di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi. Come sempre, il Pd esprime rispetto per le decisioni, di qualunque segno siano, che la magistratura prende nella propria autonomia”.

Le reazioni alla sentenza da parte delle persone comuni anche davanti al Tribunale di Milano ritraggono un’Italia divisa in due. Per chi si affaccia dai balconi al grido di “Italia Libera”, o applaude alla decisione dei giudici, c’è chi ricorda l’episodio dell’impiccagione di Benito Mussolini e di Clara Petacci “e andrebbero ad applaudire perché gli italiani sono delle canaglie“.

Stefania Prestigiacomo

Per Stefania Prestigiacomo si tratta di “un colpo che arriva dal “un sistema della giustizia asservito a una politica meschina ha compromesso gravemente la vita democratica e politica dell’Italia. Il verdetto sul caso Ruby è una profonda vergogna per il nostro Paese, in cui è ormai chiaro che vige un sistema della giustizia corrotto e al servizio di forze politiche che dovrebbero vergognarsi anche solo di pronunciare la parola democrazia“, mentre Angelino Alfano ha fatto solo un breve commento dicendo a Berlusconi “di tenere duro” e parlando di “una sentenza contraria alla giustizia“.

Daniele Capezzone

Per Daniele Capezzoneè in atto un ben preciso disegno politico, e poi mediatico-giudiziario, per tentare di estromettere dalla politica Silvio Berlusconi, ‘colpevole’ di rappresentare un baluardo insuperabile dalla sinistra italiana, attraverso le ordinarie vie democratiche e elettorali“. L’interdizione dai pubblici uffici, comunque effettiva dopo un’eventuale condanna negli altri gradi di giudizio, non sarà un problema per il PdL perché, avvisa Capezzone “nessuno può togliere a Silvio Berlusconi il diritto di guidare il suo movimento politicoe nessuno può togliergli il diritto di essere riferimento per l’Italia liberale, che lotta contro l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica e l’oppressione giudiziaria“.

Emilio Fede

Anche Emilio Fede commenta la sentenza del processo Ruby, in attesa del 12 luglio, quando sarà emessa la sentenza di primo grado del processo Ruby bis, che lo vede imputato con Nicole Minetti e Lele Mora. “Io non ho mai assistito a vicende sessuali di nessun genere. Quella ragazza – dice riferendosi a Karima El Mahroug - l’ho vista al concorso di bellezza. Acciderbola, mai ci fossi andato. L’ho vista là e l’ho rivista ad Arcore. Lei mi ha detto ‘noi ci siamo già conosciuti, si ricorda di me?’. Io mi sono girato dall’altra parte e ho detto a bassa voce ‘ma chi l’ha invitata?’. Si può mai pensare che sulle invitate alle cene a casa del premier si chiedesse l’età?”. “Quello che sento dentro di me umanamente – ha aggiunto – c’è il dispiacere che un uomo come Silvio Berlusconi, che rappresenta una parte del Paese, debba subire una tale mortificazione“.

Renato Brunetta

Tra chi promette battaglia in difesa di Berlusconi c’è Renato Brunetta, capogruppo del PdL alla Camera che parla di una sentenza che fa paura “non solo e non tanto perché cerca di assassinare moralmente e politicamente Berlusconi, ma perché mostra agli italiani in che mani sia oggi la giustizia“.

Quello contro il presidente del Popolo della libertà, Silvio Berlusconi – aggiunge l’ex ministro – è un atto eversivo dei principi di legalità e del buon senso, sproporzionato e inaccettabile, messo in piedi da una parte della magistratura, ormai apertamente e sfacciatamente politicizzata. Tutto ciò non è più accettabile. È arrivato il momento di dire definitivamente basta a questo attacco alla libertà. Il Pdl – conclude – sarà al fianco del suo leader per combattere questa ennesima battaglia“.

Paolo Bonaiuti

La durezza inusitata e sbalorditiva di questa condanna milanese, che va addirittura al di là delle richieste già pesantissime dell’accusa, è la conferma dell’intenzione di eliminare il presidente Berlusconi dalla scena politica. Ma questo tentativo, che stavolta ha superato ogni limite di credibilità, fallirà come i precedenti e servirà soltanto ad aumentare il rapporto di fiducia e di affetto tra Silvio Berlusconi, i milioni di italiani che lo hanno eletto e quanti lo hanno seguito in tutti questi anni“, commenta infine il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti.

Mariastella Gelmini

L’ex ministro Mariastella Gelmini usa Facebook per commentare la condanna. “La giustizia del “te la faremo pagare”, a sentenza senza uno straccio di prova, nonostante la prova generale per una società del “grande fratello” (e del molto denaro pubblico speso inutilmente in intercettazioni) ha trovato finalmente la sua rappresentazione finale. Certa magistratura – a Milano, nel silenzio generale – non amministra la giustizia, bensì l’etica, nonostante le smentite di decine di testimoni e l’assenza di una prova: come accade in ogni teocrazia che si rispetti . Questa sentenza porta dunque un’altra pietra al monumento della magistratura come contro potere giudicante di chi sia titolato o meno a governare il nostro Paese. Berlusconi è, nonostante tutto, più forte di prima“, scrive la deputata sul suo profilo.

Maurizio Lupi

“Sono allibito per come viene esercitata la giustizia in alcuni tribunali di questo Paese. Non riesco ad avere altre reazioni”, è il commento del ministro delle Infrastrutture dei Trasporti Maurizio Lupi che parla di una “sentenza coerente solo con la volontà di portare avanti una guerra che dura da vent’anni contro la persona di Silvio Berlusconi e contro il suo ruolo di leader del centrodestra. Nel merito mi sembra una sentenza fondata sul nulla: non risulta esserci né vittima né denuncia per la concussione, tantomeno per la costrizione, né per la prostituzione minorile”.

Marina Berlusconi

Anche per Marina Berlusconi la sentenza di condanna non è altro che uno “spettacolo mediatico”, fine di un processo già scritto in partenza. “Non chiamiamola sentenza. Non chiamiamolo processo. Soprattutto, non chiamiamola giustizia. Quello cui abbiamo dovuto assistere è uno spettacolo assurdo che con la giustizia nulla ha a che vedere, uno spettacolo che la giustizia non si merita“. Secondo la figlia del Cavaliere “il Tribunale è andato ancora più in là, superando le richieste dell’accusa e additando come spergiuri tutti i testi in contrasto con il suo teorema” e con lo scopo di creare un “processo concepito per essere celebrato sulle pagine dei giornali e nei talkshow, per sfregiare l’uomo individuato come il nemico politico da demolire e non per stabilire la verità dei fatti“. La sicurezza dell’innocenza e del ribaltamento che, secondo la figlia del Cavaliere, avverrà in appello però “non basta in alcun modo a mitigare l’amarezza e lo sdegno“.

Berlusconi ha aspettato la sentenza del processo Ruby nella sua villa di Arcore. Né lui né il suo avvocato Nicolò Ghedini si aspettavano buone notizie. A quanto trapelava già dal mattino l’umore del Cavaliere era nero e le sue poche dichiarazioni non si sono discostano dalle solite lamentele ‘sull’ennesima persecuzione giudiziaria’. Martedì l’ex premier rientrerà nella Capitale dove lo attendono due appuntamenti di partito.

Nel pomeriggio sono convocati i gruppi parlamentari, mercoledì mattina la Direzione nazionale del Pdl a via dell’Umiltà. “Tanto già so come finisce, finisce male… Io non ho fatto nulla, niente di male, questo processo non sta nè in cielo nè in terra, ma siccome vogliono farmi fuori dalla scena politica, approfitteranno anche di questa occasione“, ha commentato l’ex premier, che giovedì è impegnato in un altro doppio appuntamento giudiziario: udienza (forse definitiva) in Cassazione sul mega risarcimento alla Cir di De Benedetti e udienza preliminare a Napoli per il processo (rito abbreviato) su presunta corruttela di senatori. Il 12 luglio è attesa anche la sentenza di primo grado del processo Ruby 2, che vede imputati Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora.

scadenze giuriziarie berlusconi

La cronistoria dei procedimenti giudiziari nei confronti di Silvio Berlusconi parte dal 1989, con il caso relativo all’iscrizione alla loggia P2. Il reato si è estinto per amnistia. Il tutto prosegue con il caso Lentini e quello delle tangenti alla Gdf, passando per altri noti episodi come quelli relativi all’All Iberian 1, a Medusa Cinema, ai terreni di Macherio, per concludersi con i tre casi che maggiormente hanno destato l’attenzione dell’opinione pubblica: il caso Mediaset, quello relativo al processo Ruby e quello Unipol. Oltre al processo Ruby, sia il processo Mediaset che Unipol hanno portato ad una condanna in primo grado.

cronistoria procedimenti giudiziari

I giudici

Sono tre i giudici chiamati a pronunciarsi sulle responsabilità di Berlusconi nel processo Ruby, imputato per concussione e prostituzione minorile. Sono tre donne, così come il procuratore aggiunto, Ilda Boccassini, che ha condotto l’accusa e come il gip, Cristina Di Censo. A presiedere il Collegio c’è Giulia Turri, magistrato già gip nel processo Vallettopoli. La Turri aveva rinviato a giudizio nel novembre 2008, l’avvocato Massimo Maria Berruti (poi assolto dai giudici dell’ottava sezione penale) nell’ambito di uno stralcio del processo Mediaset. Le altre due sono Orsola De Cristofaro e Carmen D’Elia, quest’ultima in magistratura dal 1991 e giudice nel processo sulla truffa dei derivati contro il Comune di Milano. Era nel collegio della I sezione penale del Tribunale di Milano che il 22 novembre 2003 condannò l’avvocato Cesare Previti a cinque anni nell’ambito del processo Sme.

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Gio 21/11/2013 da in , , .

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Roberto 25 giugno 2013 00:21

E’ inammissibile che sia arrivi a sentenze del genere e oltretutto a chiedere anche l’indagine per falsa testimonianza verso tutti i testimoni, non avendone trovato uno contrario a Silvio Berlusconi.
Una azione simile ricorda quanto fece il pubblico ministero nel processo dell’università di Roma dove il pubblico ministero trovando la prima testimone sfavorevole alle sue tesi la intimidì, con una condotta disonesta, e fece si che anche gli altri testimoni non fornissero le testimonianze che avrebbero voluto.
Questa la chiamano giustizia ma così non è.
Nel processo Andreotti, quello del bacio, lo si assolse per i reati temporalmente suscettibili di condanna e lo si “condanno” senza pena per il periodo per il quale non si poteva più difendere essendo eventuali reati prescritti, e quindi ricorrere ad una sentenza di assoluzione è una cosa stupida oltre che onerosa.
Così è successo a Bruno Contrada che si è visto condannato senza prova alcuna e sulla base esclusivamente a querela di falso di chiacchiere da bar di pentiti che ricordavano quello che si erano sentiti sire generalmente da gente loro pari ormai defunta.
Oppure la stessa cosa venne fuori nella condanna per il mostro di Firenze dove il pubblico ministero del secondo grado non poté far altro che dire che era impossibile chiedere la condanna con una simile mancanza di prove e con indagini talmente lacunose e maldestre: eppure in primo grado fu condannato.
E di casi di giustizia disonesta ce ne sono a bizzeffe, come i casi in cui i magistrati forniscono alla stampa conversazioni private telefoniche che niente hanno a che vedere con il procedimento violando la legge postale nonché la Costituzione che salvaguarda la posta e tutto ciò che ad essa possa essere assimilata. Ma certi magistrati disonesti possono violare le leggi abusando del fatto che indossano una toga.
Quando si parla della famigerata prescrizione non si sa che nel corso dei procedimenti contro Silvio Berlusconi i primi ad approfittarsene furono i giudici di Milano che per la loro comunicazione dell’avviso di garanzia al Corriere della Sera, di cui andava fiero il “resistente” (a che cosa nessuno ha mai saputo) che si trattenne nei cassetti il procedimento contro loro stessi per tale abuso per quasi due anni fino a che a scadenza lo inviarono come prescrive la legge alla procura di Brescia che ovviamente visto la prescrizione dell’eventuale reato archiviò.
Bella magistratura!!!

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Cesara 22 novembre 2013 10:53

Se sono così sicuri che Berlusconi abbia fatto sesso con rubi vuol dire che chi lo ha giudicato era presente al fatto. insomma Berlusconi è stato smascherato dai guardoni.

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