Omicidio Serena Mollicone, nuove piste per il delitto di Arce

Omicidio Serena Mollicone, nuove piste per il delitto di Arce

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Il 1° giugno del 2001 scomparve da casa Serena Mollicone, studentessa diciottenne: il suo corpo venne trovato due giorni dopo nel boschetto Fonte Cupa di Arce in località Anitrella, provincia di Frosinone, con un sacchetto in testa e le mani e i piedi legati. Ora, a distanza di undici anni, ci sono nuove piste che gli investigatori ritengono più che valide. Il tutto dopo che i sei principali indiziati sono stati scagionati dall’esame del Dna a fine agosto. Il procuratore della Repubblica di Cassino Mario Mercone, che conduce le indagini con il sostituto Beatrice Siravo, parla di dati certi su cui fare degli accertamenti e hanno già chiesto al gip Angelo Valerio Lanna la proroga di sei mesi per le indagini preliminari. Cosa è emerso?

Il 30 agosto l’esame del Dna scagiona i sei indiziati: si tratta dell’ex maresciallo della stazione di Arce, Franco Mottola, la moglie Maria e il figlio Marco, il carabiniere Francesco Suprano, che si era già sottoposto a ulteriori accertamenti di sua volontà, l’ex fidanzato di Serena, Michele Fioretti, e sua madre, Rosina Partigianoni.

Le analisi delle tracce di Dna e impronte trovate sul nastro adesivo e i vestiti di Serena non corrispondono a quelle delle sei persone al centro delle indagini, ma altri esami effettuati dai carabinieri del Ris aprono nuovi scenari.

Il pm Marcone, titolare dell’inchiesta, ha parlato di “elementi certi”: ora gli inquirenti puntano sulla cerchia delle amicizie e delle conoscenze della ragazza e gli elementi sono di tale importanza da chiedere una proroga nelle indagini.

La palla passa così al gip che deve decidere se accordare il tempo necessario alle nuove indagini: in caso di assenso si avrebbe tempo fino al prossimo anno per trovare gli assassini di Serena.

Il dato più importante è la scoperta del mondo con cui vennero legate le mani e i piedi della giovane con del fil di ferro: una tecnica usata dagli esperti di botanica che si aggiunge alle tracce di Dna e le impronte trovare sul nastro.

Il cerchio dunque si stringe a pochi nomi che gli inquirenti avrebbero già individuato: da qui si dovrà ripartire per scoprire chi abbia ucciso così barbaramente la giovane ragazza. La svolta darebbe anche ragione a quanto dichiarato dal padre della ragazza, Guglielmo Mollicone, fin dai primi momenti: gli assassini di Serena sono da cercare nella cerchia delle sue frequentazioni.

Il caso del delitto di Arce
La ragazza fu uccisa in maniera crudele, con un colpo alla testa e un sacchetto in testa, come rivelò l’autopsia: morte per asfissia dopo un’agonia durata ore. Nessuna violenza sessuale e probabilmente il corpo fu portato a Fonte Cupa dopo la morte.

Le indagini furono caratterizzate da piste false ed errori: sia il padre della ragazza, Guglielmo Mollicone, sia il programma “Chi l’ha visto” hanno continuato a seguire il caso in questi anni.

Nel 2003 viene accusato dell’omicidio Carmine Belli, un carrozziere che dapprima era un testimone. Belli disse di aver visto Serena nel giorno della scomparsa, ma nel luglio del 2004 venne assolto, non prima di aver ammesso di non aver visto la ragazza, ma di aver testimoniato su suggerimento “di un’altra persona”.

Nel 2008 si registra anche il suicidio del brigadiere Santino Tuzzi: negli incartamenti si legge che la sua morte avvenne per problemi sentimentali, ma la figlia dichiarò ai magistrati che il giorno della sua scomparsa, Serena era andata in caserma. Il suicidio, secondo la figlia di Tuzzi, è da collegare al delitto di Arce.

C’è poi la figura di Marco Mottola, amico della ragazza e figlio del maresciallo Franco Mottola, superiore di Tuzzi: il ragazzo abitava sopra la caserma e avrebbe potuto vedere Serena che usciva dalla caserma.

Il suo nome venne a galla grazie ad alcuni sms anonimi, associandolo al supermercato Eurospin da cui proveniva il sacchetto di plastica usato per uccidere Serena. Le indagini non hanno portato a nulla a suo carico e gli esami del Dna lo hanno ora scagionato.

Nella ricostruzione della vicenda, pubblicata sul sito dedicato alla morte della ragazza, si legge però che il numero fornito per le ricerche non corrispose a quello effettivo.

Una delle ipotesi su cui il padre di Serena insiste da tempo è che la ragazza sia entrata a conoscenza di nomi e volti invischiati nel traffico di droga: ora però ci sono nuovi elementi e nuove piste per trovare, finalmente, l’assassino di Serena Mollicone.

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Lun 10/09/2012 da

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Cesara 10 settembre 2012 17:09

Pensiamo che non sia ancora la strada giusta per trovare l’asassino di Serena. Gli inquirenti debbono riflettere su due punti: 1° Il telefono che scompare e ricompare nel cassetto non è opera di nessun estraneo. Secondo ci si deve chiedere perche una giovane ragazza si sarebbe apprestata a fare una tesina sulla follia omicida. Il che dimostrebbe che la ragazza viveva una vita per niente tranquilla angustiata insomma:

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