Criminalità organizzata in Italia: mafia, ‘ndragheta e camorra nella mappa della Dia

Criminalità organizzata in Italia: mafia, ‘ndragheta e camorra nella mappa della Dia

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La criminalità organizzata in Italia sembra non trovare più spazio nella mole di notizie quotidiane. Eppure l’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicato sul sito del ministero degli Interni, sulle indagini e le azioni delle lotta alla criminalità nel semestre luglio-dicembre 2012, descrive un altro scenario. La criminalità organizzata continua a permeare la società italiana, nell’economia reale e nella vita di tutti i giorni, portando avanti il suo piano criminale con metodi vecchi e nuovi. Nonostante i colpi inflitti dalla Dia e dalle istituzioni ai clan, le mafie rimangono una potenza economica e in alcuni casi militare, contro cui non si può mai abbassare la guardia. L’ultimo rapporto di Sos Impresa registra un fatturato delle mafie di 140 miliardi di euro all’anno: un’economia parallela che toglie soldi e risorse all’economia reale grazie alle connivenze politiche ed economiche portate alle luce dalle indagini della Dia.

Quello che appare nel semestre preso in considerazione è un periodo di riassestamento delle potenze criminali nazionali: comuni sciolti per associazione mafiosa, sequestri di milioni di euro, arresti eccellenti non hanno fermato le mafie che continuano a muoversi in un sottobosco economico e sociale. Nel periodo preso in considerazione, la Dia ha registrato un aumento degli omicidi camorristici, a conferma di come “il ricorso alle uccisioni sia divenuto parossisticamente consueto” negli scontri tra gruppi antagonisti.

La mafia siciliana
In Sicilia, secondo il rapporto, la mafia vive un momento delicato, sospesa tra l’arretramento del fenomeno e il tentativo di riorganizzarsi e riaffermare il potere. I colpi inferti al potere economico dei clan ha portato a “un depauperamento delle risorse“. Non solo. La mafia affronta il problema nuovo della “perdita di credibilità“: non riesce più a garantire “un effettivo esercizio di potere e il godimento di antichi privilegi”.

Cosa Nostra si sta trasformando sia per il ricambio generazionale in corso sia per un nuovo sistema più permeabile rispetto ai vecchi schemi delle famiglie. L’estorsione rimane la prima fonte di reddito: avendo bisogno di risorse, non c’è più selezione, ma si cerca “un qualsiasi, nonché immediato, profitto“. Il narcotraffico continua a imperversare e il controllo per le piazze di spaccio rimane fondamentale, ma i clan stanno attuando una riorganizzazione con “transito di elementi di spicco da una famiglia all’altra“.

Lo scioglimento di tre comuni e un’amministrazione comunale conferma anche il rapporto tra la mafia, l’imprenditoria e la politica che “si consolida in un vero e proprio sistema criminale, proteso a esercitare un concreto potere decisionale su ogni aspetto del vivere sociale, economico e politico“. Rimane indiscussa la leadership del latitante Matteo Messina Denaro, mentre è cresciuta l’aggressività nei confronti di elementi positivi delle istituzioni, del giornalismo, dell’economia e della politica: la mafia mostra i muscoli perché sa di essere in un momento di transizione.

La ‘ndrangheta calabrese
La Calabria si conferma la regione con il maggior numero di enti locali sciolti per infiltrazioni e condizionamento mafioso. La ‘ndrangheta, secondo il rapporto della Dia, “si innesta sulle carenze del sistema amministrativo locale con una pericolosa deriva corruttiva“. La forma della criminalità risiede dunque nella capacità di entrare in ogni ambito della vita quotidiana, arrivando ovunque, nei piccoli centri come nelle grandi città (emblematico lo scioglimento del comune di Reggio Calabria).

Quello che emerge dal rapporto è il “desiderio di controllo” delle cosche che vogliono rendere visibile a tutta la comunità la loro forza, in opposizione alla debolezza delle istituzioni. A ciò si aggiunge la prassi dell’estorsione, lo strangolamento dell’economia reale e il potere sul narcotraffico.

Le ‘ndrine mantengono la loro conformazione tradizionale mentre escono dai confini regionali: gli interventi della Dia sono avvenuti in Lombardia e Piemonte ma anche in Emilia e in Toscana. “La ‘ndrangheta si conferma tra i più insidiosi fenomeni criminali organizzati che supera il modello arcaico della pressione militare“, si legge nel rapporto. Il riciclaggio e gli investimenti dei fondi ha portato a travalicare la Calabria, estendendo il potere economico-criminale in quasi tutta la nazione.

La camorrra campana

La camorra campana viene definita nel rapporto “un’organizzazione poliedrica“, capace di usare le armi e l’economiasu un doppio filo a un solo scopo: “gestire il consenso delle fasce più povere della popolazione” con l’offerta di “un guadagno in aree ad altissimo tasso di disoccupazione“. Tutte le attività del territorio rientrano nel pacchetto della camorra: interessi politici, economici, aziendali, di mercato, controllo del territorio, riciclaggio del denaro, edilizia, rifiuti. La strategia, secondo la Dia, è di mantenere il livello di vita della popolazione basso in modo da essere l’unica soluzione ai problemi. Per questo, “qualunque iniziativa che possa far concepire un modus viventi diverso da quello dei clan, diviene bersaglio di atti intimidatori“.

I clan camorristici hanno sviluppato una forte propensione imprenditoriale, finendo anche nella black list del Dipartimento del Tesoro USA: sono “un’effettiva minaccia per la stabilità dei sistemi politici ed economici internazionali” perché hanno saputo coniugare gli aspetti più moderni dell’economia con “gli arcaici valori mafiosi della violenza“.

Violenza e sopraffazione che i clan usano per imporre un monopolio, in modo da poter immettere nel mercato i loro prodotti a prezzi inferiori grazie alle loro enormi disponibilità finanziarie che arrivano dal malaffare. L’edilizia si affianca ai mercati finanziari, con la camorra che diventa la “banca” delle piccole imprese in crisi tramite l’usura. Il grande mercato dello smaltimento dei rifiuti e tutte le attività sono possibili, secondo il rapporto, perché la camorra ha saputo intessere trame solidissime tra criminalità, imprenditoria e politica.

Nel semestre preso in considerazione emerge anche un aumento dell’uso della violenza per la risoluzione dei conflitti tra clan. Esempio è la faida di Scampia dove il ricambio generazionale ai vertici ha portato le nuove leve al potere, forti di un potere economico e militare in crescita proprio perché messo in pericolo. Più ci sono interessi e più è fondamentale il controllo del territorio. A questo si aggiunge, secondo gli esperti della Dia, la mancanza di esperienze delle nuove leve che “non sono in grado di conservare intatto quel complesso intreccio di relazioni che avevano consentito di creare alleanze militari“.

Da sottolineare anche l’espansione della camorra in altre zone d’Italia, in Lombardia, Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Lazio.

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Mar 01/10/2013 da

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