Fabrizio Pioli ultime notizie: ritrovata l’auto bruciata, ancora latitante il presunto assassino

Fabrizio Pioli ultime notizie: ritrovata l’auto bruciata, ancora latitante il presunto assassino

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Tutto è iniziato quando Fabrizio Pioli, un elettrauto di 28 anni di Gioia Tauro, ha conosciuto Simona Napoli su Facebook. Fra i due nasce una relazione, nonostante Simona sia sposata. La storia d’amore va avanti in maniera clandestina, ma probabilmente i due non avevano tenuto in considerazione alcuni rischi in cui potevano incorrere. Si erano dati appuntamento per il 23 febbraio scorso, ma da quel giorno Fabrizio è scomparso, molto probabilmente ucciso a causa di un delitto d’onore.

Viene arrestato il fratello di Simona e viene predisposto un mandato di cattura per il padre della donna. A quanto pare sarebbero stati loro ad uccidere Fabrizio. La Procura di Palmi infatti ha svolto delle indagini, grazie anche alle intercettazioni, e ha scoperto che Fabrizio Pioli è stato ucciso e il suo cadavere è stato occultato.

La vicenda della scomparsa di Fabrizio Pioli si tinge di tinte sempre più oscure. Una storia che viene classificata come “delitto d’onore” in un’epoca come la nostra, dove la dicitura è sparita anche dal codice penale, ma che sopravvive all’interno del linguaggio di stampo criminale.

Sì perché i due principali accusati di questa sparizione e del presunto omicidio di Fabrizio sono due personaggi legati alla malavita. Si tratta di Antonio e Domenico Napoli, rispettivamento padre e fratello di Simona, la ragazza di 24 anni che voleva solo amare Fabrizio.

È stata lei a denunciarli e a far scattare le indagini che hanno scoperto la tremenda verità: il giovane elettrauto di Gioia Tauro è stato ucciso e il suo corpo fatto sparire nel nulla.

Simona è divorziata da un anno e mamma di un bimbo, ma voleva tornare a vivere e così la storia d’amore con Fabrizio è iniziata tramite Facebook. La cosa però non è andata giù al padre e al fratello, legati alla ‘ndrangheta, come la stessa ragazza è raccontato agli inquirenti.

Quando la giovane è andata a esporre i suoi sospetti, lo ha detto chiaro: il giorno della scomparsa di Fabrizio suo padre li aveva visti insieme davanti casa. Fabrizio che sale a bordo della sua Mini Cooper, Antonio che lo insegue, ma Simona nota un particolare inquietante: il padre impugna una pistola. Poco dopo incrocia la macchina del fratello Domenico: secondo lei è andato ad aiutare il padre a disfarsi del corpo del giovane.

Antonio Napoli, detto “u Tuppu”, è stato “condannato per tentato omicidio e denunciato per associazione mafiosa e ricettazione”, come ha ricordato la figlia “ribelle”. Non poteva accettare quel rapporto che avrebbe portato il disonore in casa sua e così ha ucciso Fabrizio.

Il fratello Domenico, poco più che ventenne, è stato arrestato e ha confessato l’omicidio, mentre il padre è latitante e ancora ricercato dalle forze dell’ordine.

Il caso ha scosso la comunità di Gioia Tauro che ha reagito con manifestazioni e fiaccolate in memoria di Fabrizio: la gente è scesa per le strade per chiedere giustizia per una morte assurda, dettata da un “codice” di stampo criminale, il cosiddetto “delitto d’onore”.

L’ultima manifestazione due giorni fa con le autorità cittadine e il parroco don Pino Demasi a far sentire la voce della comunità che chiede di riavere Fabrizio o almeno il suo corpo.

Con la confessione di Domenico Napoli, la tremenda verità della morte del giovane si fa sempre più reale, ma manca ancora il corpo. L’unica certezza è stato il ritrovamento dell’auto del giovane, rinvenuta carbonizzata in un uliveto in contrada Capo Ferro nel Comune di Rosarno. I carabinieri l’hanno trovata in una zona seminascosta e ora su ordine del procuratore capo di Palmi, Giuseppe Creazzo, gli uomini dell’Arma stanno verificando la proprietà dell’uliveto. I primi accertamenti parlano di un incendio compatibile nei tempi con il presunto omicidio di Fabrizio Pioli.

Nel frattempo le ricerche del corpo del giovane continuano senza sosta, mentre Simona ora vive in una località segreta con il figlio.

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Lun 26/03/2012 da in , .

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Sottocapo 14 giugno 2012 21:50

Simona Napoli è stata la vera mafiosa di questa situazione. E’ inutile che cerchiate di indorare la pillola, mostrando come la tragica e lamentevole storia di Romeo e Giulietta quella che non è stata altro che una boccacciana storia di corna e di inganni. Finiamola, una buona volta, finiamola, per l’amor di Dio, con questo imperdonabile buonismo dei miei stivali. Quella ragazza sapeva la posizione di suo padre nei confronti di diverse faccende, fedeltà coniugale tra le altre; sapeva che tutto il suo ambiente non avrebbe ammesso tradimenti e tresche. Doveva essere consapevole delle sue responsabilità, perché ciascuno a questo mondo ha un ruolo, e non si può mai arrivare al punto di prendere così in giro se stessi per adulare il proprio arbitrio.
Questa tipa, in quanto donna sposata e non certo in quanto vittima dell’ambiente mafioso o retrogrado o violento di casa, avrebbe dovuto sapere per i fatti suoi che il matrimonio è una scelta seria, non è una storiella come tutte le altre. E invece no: lei ha giocato al rialzo, s’è impuntata. Ha scommesso sulla tenuta del marito, oltre che su quella del padre. Ha anche messo in gioco suo figlio, senza curarsi degli effetti del suo colpo di testa. Ha fatto ciò che non doveva, come se giocasse col pericolo, o, peggio, volesse scoprire il gioco, vedere chi era davvero disposto ad arrivare al punto tanto minacciato. Insomma, lo ha fatto apposta: s’è cacciata in tutta coscienza e volontà in questa strada senza uscita. E ripeto, finiamola di ripeterci ossessivamente queste scorrette melensaggini semplicistiche sull’amore di qua e amore di là.
Prima del padre, è lei che ha agito da vera mafiosa: nei suoi gesti ha autenticamente riprodotto la mentalità in cui è nata, quella improntata alla sfida del rischio calcolato, all’autoeccitazione del puntiglio, al giochetto criminale del bluff, come lo pratica chi è abituato a non rispettare niente e nessuno e a pretendere ragione per giunta. Questo è quello che ha fatto, obbedire al suo ipertrofico capriccio, né più né meno, e quello stolto vanitoso e temerario le ha tenuto pure bordone.
Se avevano capito con chi avevano a che fare, questi due dovevano essere i primi a non mettere la testa dentro le fauci della belva. Adesso tutt’intorno a loro noi facciamo gli evoluti e i moderni, gareggiamo nello sfoggio di certo disinibito romanticume da soap opera: tutti qui a dire che loro due, giusto loro due nell’universo mondo, avevano il diritto di fare quel che facevano. Ma dall’alto di quale autorità? Perché loro sì, “dovevano” amarsi e i loro familiari non “dovevano” reagire? La vita non è una sfacciata poesiola o un fumettino imbecille, qui non ci sono innamoratini di Peynet o “ragazzi che si amano” stile Prévert. Se non capiamo che il nostro sistema di valori è zoppicante, artificiale e pervertito, non possiamo impancarci a giudici dei sistemi di valori altrui, per contorti che ci appaiano.
Se Pioli è morto, bisogna che la giustizia faccia pagare gli assassini, non c’è dubbio. Ma il morto non è una povera vittima innocente: è soltanto un disgraziato complice. Colei che lo ha circuito è asservita al familismo amorale di simili ambienti, e lui è stato al gioco, da perfetto irresponsabile. Che cosa ci compatite, adesso? Non vedete, di preciso, il percorso mentale di Simona Napoli? Solo un pazzo suicida avrebbe potuto sperare davvero di coronare fantasie con una simile mentalità, dentro simili premesse. Per lei – a carte finalmente scoperte – c’era il figlio prima di tutto, quel figlio che ora sta impantanato in questo pasticcio incredibile senza una colpa che sia una; ora, per di più, lei si dice convinta che sua madre e suo fratello non c’entrino gran che con tutto ciò che è successo. Se non è l’abisso dell’abiezione questo: c’è stata una congiura familiare, una ben congegnata spedizione punitiva, benedetta e autorizzata da tutto il gruppo, che adesso non mostra la benché minima traccia di pentimento, e Simona Napoli è già all’opera, a cercare di fare distinguo tra i diversi livelli di follia vendicativa dei suoi consanguinei. Lei non ha, come non aveva, nessuna volontà di farla finita con il mondo omertoso in cui è nata: c’è poco da fare, la verità è questa.
O qualcuno crede di capire diversamente? Magari i due piccioncini sognavano di vivere felici in un altro pianeta? Fatemi il favore, tutti quanti. La sola cosa certa è che hanno fatto un casino immane. Ma non venitemi a dire che non potevano prevedere quello che è successo! Lei lo poteva prevedere benissimo, aveva la più nitida visuale della realtà; e se vedeva che il “suo” Fabrizio era ancora così tonto da non capire, poteva anche fargli un disegnino. Non ha e non può avere scusanti. Sarebbe assurdo e folle cercare attenuanti alla sua condotta, o peggio ancora, intingerla in edulcoranti.

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