Delitto Gucci: Patrizia Reggiani libera lavorerà in un’azienda di moda milanese

Delitto Gucci: Patrizia Reggiani libera lavorerà in un’azienda di moda milanese
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Patrizia Reggiani

Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni per l’omicidio del marito, Maurizio Gucci, ha lasciato il carcere di San Vittore ed è libera, in attesa che il giudice di sorveglianza conceda l’affidamento ai servizi sociali, in modo da scontare fuori dal carcere i tre anni che mancano alla fine della pena. Tramite un’istanza del suo legale, l’avvocato Danilo Buongiorno la Reggiani ha chiesto di poter lavorare presso un noto marchio di moda milanese, Bozart. In precedenza aveva rinunciato alla possibilità di chiedere la semilibertà, cui aveva diritto, motivando la sua scelta con il fatto che non se la sentiva di lavorare, non avendolo mai fatto in vita sua.

Ora invece Patrizia Reggiani ha inviato una proposta di collaborazione con la Srl Argea, una società che opera nella moda e della bigiotteria con il marchio Bozart, fondata nel 1956 e che produce e vende bigiotteria e accessori di alta gamma per uomo e donna. “Credo che potrebbe fare la nostra consulente di stile, magari darci anche dei suggerimenti sui rifornimenti o gli allestimenti“, ha annunciato Alessandra Brunero, titolare di Bozart insieme al marito Maurizio Manca.

L’avvocato difesore della donna ha commentato così l’uscita dal carcere: “È provata dalla lunga detenzione e credo che, visto anche il suo comportamento impeccabile dietro le sbarre, non sia giusto lasciarla in galera“.

Il delitto Gucci

Ci sono ancora dei misteri da chiarire sulla morte di Maurizio Gucci, ultimo patron italiano della maison del lusso, ucciso da un killer il 17 marzo 1995 davanti alla porta del suo ufficio in via Palestro. Tanti ne ha trascorsi Patrizia Reggiani in carcere, l’ex moglie della vittima, la vedova perfetta, che sta scontando i 29 anni di prigione, poi ridotti a 26, dopo il verdetto del tribunale: fu lei a orchestrare il delitto del marito, lei la mandante che firmò la condanna di Gucci, pagando il killer e organizzando il tutto perché fosse perfetto. Ci sono figure oscure dietro questa vicenda, come la “maga Pina“, Giuseppina Auriemma, uscita dopo 19 anni di carcere, ma una certezza c’è: nulla dell’immenso patrimonio è stato toccato, protetto dalle banche svizzere.

Quando si celebrarono i funerali di Maurizio Gucci, lei, Patrizia Reggiani, venne immortalata dai fotografi accanto alle figlie Alessandra e Allegra, entrambe in lacrime e straziate dal dolore. La vedova invece era fredda, gelida: nessun segno di commozione dietro agli enormi occhiali scuri, vestita e truccata di tutto punto con un velo nero a ricoprirle il volto.

Cosa pensasse in quel momento è difficile da decifrare soprattutto dopo così tanti anni. Il tribunale che la condannò però non ha avuto dubbi: la Reggiani ha orchestrato il delitto del marito.

La prova che diede la svolta al caso arriva dai conti all’estero, da quel patrimonio su cui si era scatenata la lotta dopo il divorzio da Gucci, dieci anni prima: 610 milioni prelevati da un conto di Montecarlo, numero 219300, riferimento “Lotus bis”.

Furono quei soldi a incastrare la Reggiani: le servirono per pagare il killer Benedetto Ceraulo e per pagare le altre persone implicate, la “maga Pina”, che fece da tramite tra lei e il portiere d’albergo Ivano Savioni che a sua volta trattò con il suo conoscente Orazio Cicala perché facesse da autista all’assassino. Una trama scoperta dalle telefonate dove i milioni erano definiti in “centimetri di stoffa“.

Per le figlie però anche la madre è stata vittima, circuita da quella “maga Pina”, descritta come una vera sanguisuga, in grado di controllare la Reggiani come se fosse un burattino.

Negli anni scorsi la figlia Alessandra raccontò ai media di come la madre ha sempre giurato e spergiurato di non essere colpevole, di non essere la mandante dell’omicidio, ma ciò non è bastato per evitarle la condanna.

Anche in carcere però la Reggiani non sembra cambiata molto: dopo diciassette anni trascorsi dietro le sbarre dal 2005 ogni settimana va a trovare la madre. Potrebbe essere in semilibertà se avesse un lavoro, ma è lei stessa a spiegare il rifiuto: “Non ho mai lavorato in vita mia“.

Non ha voluto iniziare neanche ora, dopo una vita trascorsa nel lusso. Ha dimenticato del tutto le origini umili, quando era la figlia di una lavapiatti che sposò in seconde nozze il ricco industriale Fernando Reggiani da cui Patrizia scelse di prendere il cognome.

Nata povera come Martinelli, da Reggiani visse nel lusso, viziata dal patrigno che non le negò mai nulla. Un livello di vita alto, esclusivo, che continuò con il matrimonio con Maurizio Gucci, nonostante la famiglia di lui non fosse d’accordo con quelle nozze.

Un’arrampicatrice sociale, la definivano, ma lei ha goduto delle ricchezze di famiglia fino alla fine e da esse probabilmente non ha voluto più separarsi. Ora è nullatenente, tanto da non risarcire neanche Giuseppe Onorato, il custode degli uffici di via Palestro ferito dal killer.

Deve solo attendere la fine della pena; solo allora capiremo come si concluderà la sua storia, tra ascesa al Paradiso e discesa agli Inferi.

Patrizia Reggiani rinuncia alla semilibertà: la vedova di Maurizio Gucci non vuole lavorare

Patrizia Reggiani, la vedova di Maurizio Gucci, preferisce il carcere alla semilibertà. Se il prezzo da pagare per non restare dietro le sbarre è lavorare, allora meglio la galera. Questa la motivazione con cui la donna ha rifiutato la semilibertà. I giudici del tribunale di Sorveglianza di Milano sono rimasti basiti quando Reggiani ha detto loro, candidamente: “Non ho mai lavorato in vita mia, meglio restare in prigione”. Si trova a San Vittore dal 1997, quando fu condannata per l’omicidio del marito.
Secondo l’accusa fu lei la mandante che assoldò il killer. Maurizio Gucci fu assassinato nel 1995 da un sicario che lo aspettò sulle scale di casa a Milano per spararlo. L’omicida tentò invano di uccidere anche il portiere, testimone del delitto. Dopo due anni di indagini la moglie della vittima fu riconosciuta essere la mandante.

Avendo scontato la metà della pena, Patrizia Reggiani potrebbe ora fare la richiesta della semilibertà. L’importante è trovarsi un lavoro. Una possibilità a cui nessuno rinuncerebbe pur di passare quasi tutta la giornata in libertà. Lei invece preferisce restare in cella a curare le sue piantine e il suo furetto. Troppo faticoso il lavoro. Danilo Buongiorno,il suo avvocato, spiega che “ormai da tempo usufruisce dei permessi premio” e va a trovare la madre tutte le settimane. Quindi, perché lavorare?

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Mar 27/03/2012 da in

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Vins 27 marzo 2012 19:49

ANCORA IN CARCERE! poverina, in fondo ha solo tolto di messo una persona (per di più un uomo).

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