Delitto di Garlasco, l’accusa in Cassazione: “Illogica l’assoluzione di Stasi”

Delitto di Garlasco, l’accusa in Cassazione: “Illogica l’assoluzione di Stasi”

Alberto Stasi

Illogico e contraddittorio. Così definisce la pubblica accusa la sentenza di assoluzione per Alberto Stasi emessa dalla Corte d’appello lo scorso 6 dicembre, quando il giovane fu assolto in secondo grado per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi del 13 agosto 2007 a Garlasco. La procura generale ha infatti presentato ricorso in Cassazione chiedendo che si celebri un altro processo con una nuova perizia sulle macchie di sangue. Secondo il sostituto procuratore Laura Barbaini i giudici hanno isolato i singoli indizi senza considerarli nel loro insieme. Inoltre, secondo il pm è “priva di consistenza logica” l’ipotesi del ladro occasionale come omicida della ragazza.

Nel ricorso la procura insiste sul fatto che i giudici d’Appello hanno ridotto il quadro probatorio a due indizi, cioè la presenza del dna della vittima sui pedali della bicicletta di Stasi e la sua impronta digitale sul dispenser del sapone nel bagno della villa dei Poggi. I giudici hanno indicato gli indizi cruciali, secondo l’impianto dell’accusa, come “congetture o supposizioni personalistiche“.

A ciò si aggiunge che l’ipotesi di una terza persona, sconosciuta, o di un ladro non coincide con la modalità dell’aggressione, definita “feroce” e dettata probabilmente da “un’emotività esasperata” nata da “rapporti profondi e contrastati“.

Chiara Poggi era stata trovata sulle scale, colpita alla testa con un’arma mai trovata, forse un martello, in una pozza di sangue.

Per questo la procura chiede che vengano ripetute tutte le perizie del caso: quando Stasi trovò il corpo della fidanzata il pavimento della villa era pieno di sangue, ma il ragazzo arrivò dai Carabinieri con le suole delle scarpe immacolate, senza neanche una macchia o uno schizzo.

Alberto Stasi assolto, le motivazioni della sentenza: “Realtà è inconoscibile”
Le motivazioni della sentenza di assoluzione per Alberto Stasi dall’omicidio di Chiara Poggi sono state depositate e al momento lasciano una sola verità: la morte della giovane di Garlasco rimane una “realtà inconoscibile“. Questo è quanto emerge dalle motivazioni del verdetto della Corte d’Appello d’Assise riguardo all’assoluzione dell’ex fidanzato della vittima. Dal procedimento nessuna verità dunque, cosa che non è appagante “per qualsiasi indagine penale ed a maggior ragione nel presente caso che ha ad oggetto un efferato omicidio“, come si legge nelle motivazioni.

I giudici si sono soffermati su quello che l’accusa riteneva uno degli indizi più forte: il sangue mancante dalle suole delle scarpe di Stasi che, attraversando la casa, non avrebbe potuto evitare il lago di sangue in cui fu trovata Chiara.

Invece il fatto che non siano state ritrovate macchie sulle suole “non prova il mancato passaggio sul pavimento“. Il sangue potrebbe essere sparito in altri modi, anche solo con un “semplice strofinio delle suole sullo zerbino d’ingresso in caserma“, come scrive il giudice estensore delle motivazioni Fabio Tucci. Non si può affermare con certezza quello che è successo realmente: la realtà è “quindi rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori rilevanti“.

Per questo la decisione di “primo grado è immune da vizi e merita di essere confermata“. Il gup di Vigevano Stefano Vitelli ha “compiuto uno scrupoloso studio del materiale probatorio sottoposto al suo esame“. Grazie alla sua conoscenza dei problemi delle prove penali, in particolare di quelle tecnico-scientifica, è arrivato alla “ineccepibile affermazione della contraddittorietà e insufficienza della prova della colpevolezza di Stasi per l’efferato omicidio di Chiara Poggi“.

Tutte le sperimentazioni dei periti quindi non sono riuscito ad accertare con assoluta certezza la realtà dei fatti, ma solo visioni “approssimativamente rappresentative di quanto può essere avvenuto nella realtà tra le 13,50 del 13 agosto e la mattina successiva“. In assenza di certezze e in particolare di un indizio certo e assoluto, la decisione della corte è stata quella di assolvere l’imputato.

C’è anche la spiegazione del paragone tra il caso di Stasi e quello di Annamaria Franzoni, la madre di Samuele condannata per l’omicidio del figlio a Cogne. I legali dell’ex bocconiano avevano richiamato una sentenza della Cassazione del 21 maggio 2009 sul delitto di Cogne per supportare il fatto che mancavano accertamenti sulle responsabilità del loro assistito.

I giudici però lo hanno definito come un “argomento che non rispetta le cadenze logiche del ragionamento giuridico“, anche perché la Franzoni fu condannata perché il “quadro indiziario fu valutato come concludente“, il contrario di quanto accaduto con Stasi la cui posizione ha indizi “risultati privi di forza logica, perchè non resistenti alle obiezioni, non attendibili, non convincenti“.

Il video della sentenza e i commenti
Alberto Stasi, unico indagato per il delitto di Garlasco, è stato assolto. Secondo i giudici della corte d’appello non ha ucciso lui la fidanzata Chiara Poggi. Il ragazzo era stato prosciolto anche in primo grado. Il pg di Milano Laura Barbaini aveva chiesto che fosse condannato a 30 anni in appello, ma secondo i giudici è innocente. L’omicidio resta dunque senza un colpevole.
Era possibile che al termine dell’udienza decisiva di oggi i giudici decidessero di proseguire il dibattimento attraverso nuovi accertamenti e indagini. A quel punto la sentenza sarebbe slittata di alcuni mesi. Invece è arrivata e ha scagionato ancora una volta Stasi.

Il video della sentenza

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Stasi in lacrime
Dopo la sentenza Stasi, oggi tirocinante commercialista, commosso ha abbracciato i suoi difensori Angelo Giarda e Giulio e Giuseppe Colli. “Alberto piangeva come me”, ha detto Giarda.

La mamma di Chiara: “Non mi arrendo”
Nonostante l’omicidio della figlia resti ancora irrisolto Rita Poggi resta fiduciosa: “Non mi arrenderò, ho ancora fiducia nella giustizia”. La donna racconta che non ha guardato l’ex fidanzato della figlia durante la sentenza: “Non ho guardato nessuno, non ho visto nessuno”. Con i legali della sua famiglia deciderà ora se fare ricorso in Cassazione.

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Mar 24/04/2012 da in .

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cesara
Cesara 6 dicembre 2011 15:59

Condannatelo, non mandate in galera gl’innpocenti ma i colpevoli come è appunto Alberto Stasi

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cesara
Cesara 6 dicembre 2011 19:28

e ci hanno ragione, mica è stato lui è stato pinco pallino.

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Davide David
Davide David 6 marzo 2012 10:04

E allora chi è stato, Gesù Cristo?

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Serena 8 marzo 2012 16:25

sulle scarpe non si sono trovate tracce ma all’interno della casa nemmeno si sono trovate tracce di queste famose scarpe, saranno state anche idrorepellenti ma un orma ll’avrebbero dovuta lasciare…
io penso che lui abbia dormito da CHIARA e la mattina presto sia andato via in bici, purtroppo hanno fatto male le indagini e le perizie tutte fasulle, ecco come si assolve un assassino

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Guglielmo 15 maggio 2012 11:39

UNA PROVA DI COLPEVOLEZZA DI ALBERTO STASI È QUI
N% 1
Vigevano, sia ora il sostituto procuratore generale Laura Barbaini, hanno modificato l’orario della morte di Chiara Poggi dando in un certo qual modo versioni contrastanti.
I primi hanno collocato la morte della ragazza tra le 9.12 e le 9.35 del 13 agosto 2007, oppure dopo le 12.46. Mentre il pg l’ha collocata solo tra le 9.12 e 9.35 Studente bocconiano quella mattina è stato davanti al computer per scrivere la tesi dalle 9.35 alle 12.20, così come ha fatto nei giorni precedenti. cellulare dell’imputato non sia mai stato sequestrato Alberto non era in via Pascoli quando Chiara è stata uccisa – Sempre secondo la difesa, Alberto non era nella villetta di via Pascoli a Garlasco quando Chiara veniva uccisa perché “era a casa dove stava rispondendo a una telefonata della madre” TUTTO DEPISTAGGIO BUGIE N% 1

RADIESTESIA 15-05-2012 ore 10:50
LA VERITÀ QUESTA LA CONFERMA
L’orario della morte di Chiara Poggi risale con precisione alle ore 6.22 del mattino 13-08- 2007

Alberto Stasi giovanotto della Bocconi non credo che vi insegnino senza dignità,lealtà,amore,
giustizia, meglio che chiude, un punto di culto dove sapienza, sensibilità,potrebbe essere l’antipasto del sapere. Intervenire, il minimo è poco ? “ Levaie er pezzo dè carta ” in via subordinata, fare pressente un male riconosciuto, CONDANNARLO per PORNOGRAFIA RICONOSCIUTA. Non vorremmo un domani il giovanotto della Bocconi trovarlo in qualche guaio di pedofilia ? Curiamolo. Guglielmo. Buongiorno a tutti un inchino per simpatia Cesara

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